ALIMENTAZIONE SOSTENIBILE
Con alimentazione sostenibile si intende un approccio alimentare che mira al rispetto dell’ambiente.
La FAO – L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – definisce alimentazione sostenibile quella che ha un ridotto impatto ambientale e al tempo stesso soddisfa le linee guida nutrizionali, è economica, accessibile e culturalmente accettabile.
L’alimentazione sostenibile deve essere in grado di assicurare i bisogni della popolazione globale senza compromettere le possibilità delle generazioni future e quindi
prevede un consumo di cibo sano a livello nutrizionale ma con un basso impatto ambientale
(che riduca al minimo il consumo di risorse idriche, lo sfruttamento del suolo ed dell’energia, l’uso di additivi e pesticidi, le emissioni di carbonio e azoto, gli allevamenti e la pesca intensivi.
L’agricoltura moderna e la globalizzazione hanno diminuito l’attenzione verso la sostenibilità a favore dell’intensificazione e dell’industrializzazione dei sistemi agricoli e di allevamento. Ne è risultato un aumento spropositato della produzione di alimenti non equamente distribuiti nel nostro pianeta che porta ad una divisione che vede da un lato una parte al mondo che soffre la fame e dall’altra una parte con un serio problema di sovrappeso e obesità.
La produzione di cibo è l’attività dell’uomo che contribuisce di più al cambiamento climatico e al riscaldamento globale – che altro non è se non il mutamento del clima terrestre caratterizzato dall’aumento della temperatura media globale e da fenomeni atmosferici estremi (alluvioni, siccità, desertificazione, scioglimento dei ghiacci, innalzamento degli oceani, ondate anomale di caldo e di freddo).
L’industria agroalimentare è infatti la prima al mondo per lo sfruttamento delle risorse del pianeta, 50% del suolo e 70% delle risorse idriche globali vengono utilizzati per produrre il cibo che mangiamo.
In particolare i problemi principali legati all’industrializzazione dei sistemi agricoli e di allevamento sono:
- Emissione di gas serra: oltre il 25% delle emissioni di gas serra sono dovute all’industria agroalimentare (18% da allevamenti).
- Inquinamento del suolo: fertilizzanti e pesticidi per le colture, nitrati e ammoniaca dagli allevamenti.
- Sfruttamento e impoverimento del suolo per le monocolture.
- Disboscamento eccessivo di foreste e zone pluviali: per fare spazio ai nuovi allevamenti di bovini e alle monocolture destinata a diventare mangime per il bestiame.
- Perdita di biodiversità (Secondo la FAO, “il settore zootecnico può essere considerato il principale fattore nella riduzione della biodiversità” a causa di disboscamento e creazione di monoculture).
Per ridurre l’impatto ambientale si possono mettere in atto alcuni comportamenti:
- Agire sul territorio: favorire i cibi del territorio significa diminuire drasticamente l’emissione di CO2 (limitando i trasporti merce, ma vuol dire anche offrire alla propria terra un maggiore sviluppo in termini di produzione)
- Agire sulla stagionalità: i prodotti di stagione offrono più nutrienti rispetto a ingredienti provenienti dalle coltivazioni forzate. Scegliendo di mettere in tavola alimenti di stagione si ottengono più benefici a livello di nutrizione, più sapore e, ancora, minore emissione di CO2
- Agire sulla biodiversità: sfruttare il più possibile i frutti che il territorio offre. Il principio della biodiversità fa si che tutti gli alimenti vengano consumati nella stessa quantità senza stressare l’ecosistema.
- Agire sulla riduzione degli sprechi: ridurre gli sprechi e non buttare via il cibo.
- Agire su pesca e allevamenti intensivi: Non solo aumentano le emissioni di gas serra, ma prevedono un elevato consumo di acqua e producono centinaia di tonnellate di rifiuti che il Pianeta non è più in grado di sostenere. Preferire i piccoli allevatori, i pescatori locali e aumentare il consumo di vegetali limitando l’uso di carne e pesce è senza dubbio una tra le scelte più consapevoli che si possano fare in merito all’alimentazione sostenibile.
L’attuale sistema produttivo alimentare ha un drammatico impatto a livello ambientale tanto che sta diventando insostenibile.
La produzione di carne e di derivati animali hanno un impatto ambientale maggiore rispetto alla produzione si alimenti di origine vegetale. Infatti, l’allevamento del bestiame assorbe circa il 40% della produzione agricola mondiale, determina un elevato consumo idrico e contribuisce notevolmente al degrado ambientale.
L’abbattimento delle foreste per creare nuovi pascoli, ad esempio, è una delle principali cause di deforestazione.
Nelle terre aride, invece, inappropriate tecniche di allevamento provocano la desertificazione, questo perché gli allevamenti intensivi minano la disponibilità (sempre minore) di risorse idriche e inquinano.
I principali agenti inquinanti sono le deiezioni animali, gli antibiotici, i fertilizzanti e gli agrofarmaci utilizzati per le colture destinate alla produzione dei mangimi.
A causa di questa gestione insostenibile dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca, molte specie selvatiche rischiano l’estinzione con un drammatico effetto sulla biodiversità del nostro Pianeta.
A tutto questo si aggiunge il fatto che oltre un terzo del cibo prodotto, di cui l’80% sarebbe ancora consumabile, viene sprecato. Oltre allo spreco ottenuto con il cibo buttato, vengono sprecati anche l’acqua e la terra che sono necessari per la produzione.
Oggi ci sono delle attività che cercano di evitare gli sprechi mettendo in vendita a prezzi molto vantaggiosi alimenti in scadenza. (toogoodtogo)
Alla luce di tutto questo, è necessario operare un cambiamento a livello globale finalizzato a rendere più sostenibile l’attuale sistema produttivo alimentare.
Infatti, per ripristinare la salute umana e quella del nostro Pianeta, abbiamo bisogno di una combinazione di importanti cambiamenti nella dieta (una maggiore proporzione di alimenti di origine vegetale), miglioramento della produzione alimentare attraverso un sistema agricolo tecnologicamente avanzato e una riduzione dello spreco alimentare lungo la catena alimentare dalla produzione al consumo.
Per questo ci si sta indirizzando sempre più verso una alimentazione vegetariana più sostenibile e con le giuste accortezze equilibrata.
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